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Marzo 2014

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A proposito di Pazienza

Carissimi amici Rotariani, la quotidianità ci ha ormai abituati ad esempi di vita sconvenienti per vedersi contrapporre e confrontare con soggetti a vario titolo inclini ad atti di violenza, verbale e/o fisica. Tali situazioni mettono a dura prova i nostri c.d. freni inibitori e tale virtuosità corrisponde all’uso della pazienza, ovvero ad una dote imposta, peraltro, anche da uno dei dieci comandamenti della Religione Cristiana. Comunemente e per il dizionario della lingua italiana, la pazienza è la naturale o prederminata disponibilità alla sopportazione ed alla tolleranza generalmente intese in senso passivo. Per noi Rotariani, invece, la pazienza è qualcosa di più se, per dirla con il concetto espresso qualche anno fa dal Presidente del Rotary International Bhichai Rattarul secondo cui la qualificante condizione di essere rotariani è “...uno stile di vita, un modo di pensare e una condizione dello spirito. E’ una voce antica in un secolo nuovo che sprona i Rotariani, ovunque essi siano, a mettere in pratica i nostri principi di sempre e a trasformare il mondo secondo una visione più equa, più dolce, più compassionevole e più umana...”.

Tale geniale e condivisa interpretazione, di fatto, attribuisce una diversa connotazione al contenuto della pazienza perchè trasforma, da passivo ad attivo, il comportamento che i Rotariani sono tenuti a profondere nel sociale per favorire in ogni modo la solidarietà, l’armonia, la fratellanza e la socializzazione umana, non solo sul piano materiale ma anche, e ancorpiù, su quello spirituale.

L’amicizia, sincera e disinteressata, improntata al fine di servire senza nulla chiedere, invero, è la migliore garanzia per la pace tra i popoli e costituisce la ragione d’essere dei programmi umanitari ed educativi della Fondazione Rotary. Il quarto punto dello “scopo” del Rotary, non a caso, recita che ogni Rotariano deve “propagare la comprensione reciproca, la buona volontà e la pace tra nazioni e nazioni, mediante il diffondersi nel mondo di relazioni amichevoli tra persone esercitanti le più svariate attività economiche e professionali, unite nel comune proposito e nella volontà di servire”. A questo punto, consentitemelo, res melius perpensa, mi viene spontaneo ritenere che si possa e si debba praticare la prudenza oltre i predetti confini e conferirle un ulteriore valore aggiunto.

A mio modesto avviso, invero, quando ci si trova a dover praticare la prudenza, il Rotariano deve approcciarsi col soggetto intemperante non solo con il predetto garbo socializzante ma anche con spirito di fattiva benevolenza tesa al suo recupero ben possibile in attuazione del principio secondo cui le persone amano le persone che amano sè stesse. Tale impegno non deve essere farlocco o simulato ma sincero e, soprattutto, deve essere profuso con lo stesso sentimento di amore verso il prossimo anche per non essere confusi con quei soggetti sedicentemente e/o apparentemente pazienti per vanagloria i quali finiscono con lo squalificarsi e, solo per questo, vengono allontanati; in sostanza, come genialmente predicato dalla pia suora Cornelia nella gestione di una nota Casa di Accoglienza di minori di Mejugorye, bisogna sempre comportarsi con pazienza anche e specie nei confronti di chi predica la pazienza senza metterla in pratica.

 

Franco Toni - Rotary International - Club Bari-Sud - Bari"</p>"

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