24 marzo 2025, Circolo Unione
I lavori delle donne nel cinema
La riunione, inserita nelle iniziative del Fuori Bif&st, rappresenta la fase finale della Rassegna/Service “Femminile/Plurale”, che si è aperta il 4 novembre 2024. In questa tavola rotonda, moderata dalla giornalista Annamaria Minunno, sono intervenute una scrittrice per il cinema, Gabriella Genisi, l’attrice Giusy Frallonardo, la giornalista e sceneggiatrice Antonella Gaeta, la consigliera Micaela Paparella, neo-direttrice della Pinacoteca provinciale, e Francesca Emiliano, che ha lavorato per i festival del cinema di Rotterdam e Venezia.
Gaeta ha raccontato che dopo la pandemia si sono moltiplicate le necessità di storie. E quindi anche di creazione di personaggi femminili. In realtà la donna è multitasking, è molto portata per lavorare in gruppo; tuttavia è vero anche che il lavoro del cinema richiede molto tempo e quindi spesso per le donne può essere totalizzante. Gabriella Genisi ha ricordato di aver inventato Lolita Lobosco scrivendo davanti alla TV, ma anche di averlo fatto quando i figli erano ormai grandi e autonomi e lei ha potuto dedicarsi alla scrittura. Giusy Frallonardo ha portato un po’ di dati. Nel cinema solo 4 ruoli su 10 sono femminili. Inoltre, spesso le donne sono confinate in ruoli stereotipati. La cosa che viene sempre loro richiesta è la giovinezza, come se le donne non potessero cambiare ruolo o non potessero più recitare dopo una certa età. Francesca Emiliano ha fatto notare che nel festival di Rotterdam la gerarchia decisionale della manifestazione (e anche quella organizzativa) è quasi tutta al femminile, mentre a Venezia no. Micaela Paparella ha ricordato che la città di Bari, attraverso il progetto “Donne meridiane” ha voluto ricordare figure di donne rivalutate o poco conosciute.
Antonella Gaeta ha ricordato inoltre la sensibilità delle donne sul lavoro. Quando lei ha disegnato il personaggio di Sarah Scazzi ha fatto molta attenzione e si è chiesta cosa avrebbe pensato sua madre vedendo il film. Giusy Frallonardo ha sottolineato che spesso è utile per i registi, per esempio, avere attori confinati sempre negli stessi ruoli. Il Paradoxe sur le comédien di Diderot che ricordava che ci sono attori che sono sempre se stessi è ancora valido. Micaela Paparella ha chiuso evocando l’esperimento della Filmerìa che è stato realizzato a Bari negli anni Settanta e che, pur essendo durato pochissimo, ha rappresentato un esperimento importante.
Durante la serata è stato anche consegnato il service per una studentessa dell’Università di Bari Aldo Moro, che frequenta l’insegnamento di “Storia del cinema italiano” del corso di studi DAMS e che ha composto un saggio sul film “Maria” di Pablo Larrain, film proiettato durante la rassegna.
La riunione è stato un interclub con Soroptimist Bari, l’Associazione Donne in Corriera e gli Inner Wheel Bari, Bari Levante e Bari Alto.