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Rotary Bari Sud

Riforme della Giustizia, organizzazione e diritti: una questione di governance?

Si è tenuta lunedì 30 marzo 2015 a Bari, presso il Palace Hotel, la riunione del Rotary Club Bari Sud “Riforme della Giustizia, organizzazione e diritti: una questione di governance?” che ha avuto come Relatori il Cons. Dott. Valerio Fracassi, Consigliere del CSM, e il Cons. Dott. Giuseppe Rana, Presidente Vicario della Quarta Sezione civile – Fallimenti del Tribunale di Bari. Presenti, per l’occasione, oltre ai Soci, le seguenti Autorità rotariane e civili: il dott. Pasquale Pignataro, Assistente del Governatore Rotary 2120, i PDG Rocco Giuliani, Consigliere dell’Ordine degli Avvocati di Taranto, e Mario Greco, già Magistrato di Cassazione, il Prefetto distrettuale Michele Simone, la Presidente del Club Bari Antonella Calderazzi, la Presidente del Rotary Club Bitonto Terre dell’Olio Netty Paradiso, il Consigliere del CSM Prof. Avv. Paola Balducci, ed i Magistrati Cons. Dott. Riccardo Greco (del Rotary Bari Ovest e Presidente del Tribunale per i Minorenni di Bari), Cons. Dott. Domenico De Facendis (Presidente del Tribunale di Foggia), Cons. Dott. Antonio Civita, Presidente di sezione del tribunale di Foggia, Cons. Dott. Jolanda Carrieri, Cons. Dott. Concetta Potito (Presidente della Sezione di Bari della ANM), Cons. Dott. Alberto Binetti, Cons. Dott. Salvatore Casciaro, Cons. Dott. Silvia Daloiso, Cons. Dott. Isabella Ginefra, Cons. Dott. Patrizia Rautiis, gli Avvocati: Anna Losurdo (componente CNF), Gaetano Sassanelli (Presidente della Camera Penale – Bari), Floriana Rendina (Presidente della Camera Civile di Bari), Alberto Di Cagno (del Rotary Bari), Mario Fasano.

 I saluti di rito e una breve introduzione dell’argomento da parte del Presidente Francesco D’Alessandro, nonché le comunicazioni di segreteria di Gennaro Ranieri, hanno preceduto la lettura del curriculum del dott. Giuseppe Rana, primo Relatore dell’incontro.

Giuseppe Rana, classe 1961, è in magistratura dal 1987 e attualmente ricopre l’incarico di Giudice presso la Quarta Sezione Civile – Fallimenti – del Tribunale di Bari.
Ha, tra l’altro, scritto in materia di processo civile e ordinamento giudiziario, occupandosi anche della formazione dei magistrati per conto della Nona commissione del CSM e della Scuola Superiore della Magistratura.
Fortemente interessato all’introduzione dell’innovazione tecnologica nella Giustizia, ha coordinato uno dei primi laboratori sperimentali per l’attuazione del Processo Civile Telematico, divenendo dal 2010 al 2013 componente della Struttura Tecnica per l’Organizzazione presso il CSM. Ha recentemente pubblicato, per i tipi di Aracne, un libro dal titolo“La Governance della Giustizia Civile. Processo, organizzazione e diritti”.
Il dott. Rana, partendo dall’aspetto negativo attualmente più evidente, e cioè dalla lentezza dei processi, ha parlato di come la situazione economica attuale e il correlato “taglio” alle risorse abbiano influenzato il sistema Giustizia, sistema che dal piano normativo, e poi giurisprudenziale, si è spostato a quello delle prassi condivise e all’autoregolamentazione.
La riflessione si è incentrata sulla possibilità di ammettere una governance che riesca a conciliare l’importanza della “qualità del giudizio” con un sistema complessivamente più celere ed efficiente.
Per fare questo è necessario un nuovo assetto del sistema che vada a coinvolgere tutti i livelli di organizzazione: dai giudici e avvocati (livello tecnico), alla direzione degli uffici giudiziari, fino alle Istituzioni.
In questo momento storico di defaillance economica per tendere ad una situazione migliore e di sviluppo bisogna partire, sempre nel rispetto dei principi costituzionali del processo e dalle sue garanzie fondamentali, dalla riflessione comune e dalla condivisione, entrambe tese alla riorganizzazione in senso manageriale e “ordinamentale”.
Il motore della nuova governance della Giustizia è rappresentato proprio dalla volontà degli operatori di cambiamento e crescita, di condivisione delle buone prassi, e dei cittadini che prendono coscienza del sistema, delle nuove tecniche e sinergie.
In quest’ottica deve essere “rivisitata” anche la figura del giurista che oltre alle competenze giuridiche, deve saper organizzare e gestire, sopratutto con particolare riferimento all’autoregolazione e alla condivisione delle buone prassi organizzative.
Il Presidente D’Alessandro ha introdotto il secondo Relatore dando lettura del Suo curriculum vitae.
Il Cons. Valerio Fracassi è nato nel 1955 ed è in magistratura dal 1981. Pretore a Camposampietro e ad Ostuni, Giudice Penale presso il Tribunale e la Corte di Assisi di Brindisi, Consigliere della Corte di Appello e della Corte di Assise di Appello di Lecce. Estensore di numerose ed importanti sentenze sulla criminalità organizzata.
E' stato per quattro anni referente informatico distrettuale e, negli anni 1999-2000, componente del consiglio giudiziario. Presidente della Sezione GIP del Tribunale di Brindisi è stato eletto nel 2014 al Consiglio Superiore per la Magistratura.
Segretario Nazionale dei Movimenti Riunti per la Giustizia, ispiratore di AREA di cui è capo gruppo nel CSM.
Il dott. Fracassi è stato complementare con la relazione precedente pur soffermandosi su elementi diversi e sulla necessità di interventi normativi e strutturali che riguardano il processo, la scelta degli interessi meritevoli di tutela, e la struttura degli uffici.
È importante riuscire a realizzare una “gestione partecipata” che chiama tutti ad un ruolo attivo nella costruzione della risposta giudiziaria.
In tema di organizzazione ed efficienza non va sottaciuto che la giurisdizione non è un’azienda, atteso che la sua organizzazione è necessariamente vincolata ad alcune rigidità di obiettivi e procedure che discendono da principi della Costituzione e che la distinguono dalla flessibilità del modello aziendale.
Tutti chiedono e pretendono una maggiore efficienza e, quindi, una sollecita risposta alla domanda di giustizia, ma questo non deve portare a identificare il funzionamento ottimale del sistema giudiziario con la capacità di “produrre” di più.
Un sistema che funzioni deve assicurare una qualità della decisione (una decisione “giusta”, che è anche una decisione presa nel rispetto delle garanzie dei soggetti coinvolti) e, dunque, ripensare i propri moduli organizzativi non in funzione della mera quantità ma anche della qualità delle decisioni, che non può essere sacrificata alla quantità.
La sfida organizzativa è, dunque, quella di coniugare l’esigenza della qualità di una risposta giudiziaria, qualità che presuppone un vincolo inderogabile di indipendenza e autonomia, con la necessità di ottenere comunque una risposta in tempi ragionevoli.
Una risposta in tempi rapidi ma qualitativamente scadente è denegata giustizia al pari, però, di una risposta qualitativamente elevata, ma che arrivi con intollerabile ritardo ovvero con costi spiegabili solo con una organizzazione inadeguata.
Alle relazioni è seguito un dibattito con interventi dei PDG Giuliani e Greco, nonché dei Magistrati Domenico de Facendis e Riccardo Greco, dell’Avv. Gaetano Sassanelli e dei soci Francesco Colonna Venisti, Giovanni de Pergola e Valentino Valentini.

La conclusione come per prassi è stata di Lino Pignataro, Assistente del Governatore Luigi Palombella.
Lino ha porto i saluti del Governatore, rivolti, in particolare, al Consigliere Fracassi ai cui genitori è stato legato da rapporti di amicizia e di colleganza, e si è, quindi, complimentato con gli Oratori per la trattazione dell’argomento della serata e con il Presidente D’Alessandro per l’organizzazione dell’importante serata relativa alla tutela dei diritti, tema assai caro al Sodalizio teso alla costruzione del bene comune e all’Amicizia e alla Pace nel mondo.

In tal senso l’Assistente del Governatore ha voluto ricordare i 70 anni di attività dell’UNESCO, la sua complementarità con il R.I e la partecipazione ai festeggiamenti a Parigi da parte del Presidente del Rotary International Gary C.K. Huang, festeggiamenti che sono stati tra la domenica delle Palme e quella della Santa Pasqua 2015.

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30/03/2015 - Riforme della Giustizia, organizzazione e diritti: una questione di governance?

Cons. Dott. Valerio Fracassi, Consigliere del CSM, e Cons. Dott. Giuseppe Rana

Carmen Russo

Carmen Russo

"Sempre Bella – Banca della Parrucca"

Il Rotary Club Bari Sud anche quest’anno ha confermato l’impegno di solidarietà preso con l’Associazione Volontari Ospedalieri di Bari. Dopo il suono della campana che ha segnato l’inizio della serata del 23 marzo 2015, il tributo alle bandiere con l’esecuzione degli inni, i saluti di benvenuto a Lino Pignataro, Assistente del DG Luigi Palombella, alla Relatrice Sig.ra Daniela Fiaschetti dell’AVO di Bari, ai Soci e agli Ospiti, le comunicazioni di segreteria dell’impeccabile Gennaro Ranieri, il Presidente Francesco D’Alessandro ha presentato il delicato argomento della riunione eil progetto di servizio “Sempre Bella”, dedicato alle donne che affrontano la malattia del cancro. Durante le terapie antitumorali uno degli effetti collaterali più fastidiosi e dolorosi per la donna è la perdita dei capelli, perché attiene al simbolo per eccellenza della femminilità, colpisce direttamente e intimamente nell’aspetto fisico e nell’immagine di sé verso gli altri.

La concretizzazione di “Banca della Parrucca” sostiene le donne e le aiuta, mantenendo la propria immagine, a trovare la giusta energia per combattere la battaglia contro la malattia.

A questo punto il Presidente D’Alessandro ha passato la parola alla Sig.ra Fiaschetti, la quale ci ha parlato dell’Associazione ricordando le origini e la “progettualità”.

L'A.V.O. Associazione Volontari Ospedalieri, fondata a Milano nel 1975 dal Professor Erminio Longhini a norma di statuto "opera nelle strutture ospedaliere e nelle strutture socio-sanitarie assistenziali alternative con un servizio organizzato, qualificato e gratuito per assicurare una presenza amichevole accanto ai malati, offrendo loro calore umano, dialogo, aiuto per lottare contro la sofferenza, l'isolamento e la noia, con esclusione però, di qualunque mansione tecnico-professionale di competenza esclusiva del personale medico e paramedico".

Il volontario AVO viene formato in tal senso, non solo per dare sostegno e supporto materiale, ma soprattutto per condividere le difficoltà e le ansie, dando fiducia, coraggio e conforto.

Il Service “Sempre bella” è un’iniziativa intrapresa dall’Associazione Volontari Ospedalieri pienamente condivisa dal Nostro Club, al fine di costituire una “Banca della Parrucca”, per dare “una soluzione concreta” alle donne pazienti in oncologia che non possono permettersi l’acquisto di una parrucca.

Questo service, teso a sensibilizzare alle tematiche più delicate e alla pratica del volontariato, va ad aggiungersi ai progetti e alle altre attività benefiche già realizzate dal Rotary Club Bari Sud nel corso dell’anno rotariano.

La conclusione è spettata all’Assistente del Governatore Lino Pignataro che ha portato i saluti del DG Luigi Palombella e, tra le altre cose, ha ricordato che questa è la settimana del RYLA, il service che il Rotary International ha istituito nel 1971 per la formazione dei giovani tra i 14 e i 30 anni.

In particolare, il Distretto R.I. 2120 ha organizzato dal 24 al 28 marzo 2015, presso il CIHEAM (Istituto Agronomico Mediterraneo di Valenzano – Ba), seminari, laboratori, corsi, della durata di una settimana, durante i quali giovani selezionati (tra gli studenti delle scuole secondarie superiori, gli studenti universitari e giovani professionisti) si ritrovano e ricevono una solida formazione da parte di veri leaders: partecipano a discussioni, svolgono attività sociali, sviluppano le qualità di leadership, e accrescono la fiducia in se stessi.

I ringraziamenti finali con lo scambio di guidoncini e omaggi ha preceduto il commiato con il tocco della campana.

 

Carmen Russo

Rotary Bari Sud

"La raccolta differenziata dei rifiuti a Bari"

Mercoledì 18 marzo 2015, presso Villa Romanazzi Carducci, l'Avv. Gianfranco Grandaliano, Presidente di AMIU Puglia ha parlato ai cinque Rotary Clubs metropolitani della raccolta differenziata dei rifiuti a Bari. La riunione rotariana, ben organizzata dal Rotary Club Bari Mediterraneo, presieduto da Piermaurizio Piccolo, ha avuto inizio con gli inni, i saluti e le comunicazioni di rito della sempre precisa Giusi Pauluzzo. Presenti in sala anche i PDG Ranieri, DeTommasi e Cervini.

Il Presidente ha presentato Gianfranco Grandaliano, dando lettura del curriculum vitae, e gli ha poi passato la parola per entrare nel vivo della relazione.

Amiu Puglia è una società pubblica tra le più grandi del Mezzogiorno che si occupa del ciclo dei rifiuti prodotti residenti a Bari e Foggia.

Una società con due impianti di biostabilizzazione, un impianto di multiselezione per la differenziata e che svolge il servizio di igiene urbana su tutto il territorio del Comune di Bari e Foggia, assicurando giornalmente la raccolta ed il trasferimento in discarica.

Amiu Puglia, inoltre, garantisce la raccolta differenziata di carta e cartone, vetro, plastica, alluminio e metallo, indumenti usati, il recupero di rifiuti urbani pericolosi come pile, farmaci, accumulatori auto, siringhe abbandonate, deiezioni canine, il ritiro di rifiuti ingombranti quali mobilio, elettrodomestici ed in genere beni di uso durevole.

Grandissima importanza e attenzione è data alla raccolta differenziata e alla “premialità” che ha portato ad una affluenza sorprendente da parte dei cittadini attivi e civili.

Il nuovo sistema di monitoraggio dei rifiuti conferiti nei centri di raccolta dà diritto a  sconti sulla Tares o al riconoscimento di buoni spesa a chi ricicla.

Inoltre, da quando si è verificata la chiusura della discarica di Trani, la città di Bari, con ordinanza emanata dal Sindaco, ha vietato durante i giorni festivi il conferimento del rifiuto indifferenziato, distribuendo nello stesso tempo, su quasi tutto il territorio cittadino, i bidoni carrellati marroni per l’umido con chiavetta.

Questa azione, che rappresenta una rimodulazione del servizio, ha portato un aumento percentuale della raccolta differenziata, senza aumentare i costi o effettuare un nuovo investimento.

Un monito per gli atti vandalici: un cassonetto costa centinaia di euro che i cittadini civili pagano a causa di qualche sconsiderato, senza dimenticare i rischi per la salute, per l’ambiente e per l’incolumità fisica dei baresi e dei tanti operatori che quotidianamente svolgono il proprio servizio per strada.

A fine relazione sono stati tantissimi i soci che hanno voluto porre domande e dare suggerimenti per il miglioramento del servizio.

Il Presidente Grandaliano ha risposto con garbo a tutte le curiosità e ha ringraziato per i consigli, auspicando maggiore collaborazione e interazione con le Professionalità rotariane e i tutti i Cittadini.

Rotary Bari Sud

La prevenzione dell’ictus: "Why Rotary No-ictus screening Program"

Presso l’Hotel Palace di Bari, si è tenuta il 9 marzo 2015 una serata rotariana di particolare eccellenza per illustrare gli sviluppi dell’importante progetto “Rotary no-ictus screening program” per la prevenzione degli ictus ischemici a partenza dai TSA, che vede in prima linea come capofila il prof. Gaetano de Donato, illustre chirurgo vascolare, rotariano eminente e Governatore Nominato 2016/2017 del Distretto 2100 del Rotary International. Il Nostro Presidente Francesco D’Alessandro dopo aver salutato Lino Pignataro presente e intervenuto alla riunione quale Assistente del Governatore 2120 Luigi Palombella, l’importante Relatore, i Soci e gli Ospiti in platea, tra cui la Signora Josè (moglie del Relatore), il Prof. Luca Gallo, Governatore Nominato 2016/2017 del Distretto 2120 R.I., e Signora, il Prof. Vito D’Elia, chirurgo vascolare e socio del Rotary Club Acquaviva delle Fonti-Gioia del Colle, il Prof. Guido Regina, cardiochirurgo, il Prof. Maurizio Margaglione, Direttore Genetica Medica Università di Foggia, la Dott.ssa Elvira Grandone, Direttore Genetica Medica, IRCCS Casa Sollievo Sofferenza, S. Giovanni Rotondo, ha passato la parola al Senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri che ha introdotto il Prof. De Donato e l’argomento della serata.

“In Italia le patologie cardiovascolari colpiscono 1 italiano su 4, e sono responsabili dell’85% dei decessi e del 70% dei casi di disabilità. Ogni anno si registrano circa 40mila morti per ictus cerebrale e un costo a carico del Ssn di 50mila euro a paziente.

La Fibrillazione Atriale (F.A.) causa, a sua volta, l’85% di ictus cerebrali.

Chi ne soffre, infatti, ha un rischio di stroke 7 volte maggiore, con esiti particolarmente gravi: nel 20% dei pazienti l’ictus si rivela fatale, nel 60% è causa di disabilità.

L’ictus da F.A, inoltre, accresce i costi di ricovero ospedaliero di circa il 30% rispetto a quelli di un ictus non provocato da un’aritmia cardiaca”.

A tal proposito, lo studio e il programma di prevenzione ideato dal Prof. De Donato "Rotary no-ictus screening program" è stato recepito in data 11 luglio 2014 nel protocolo di intesa sottoscritto tra i RC Partenopei, RC Isola di Capri, e la Genetica Medica dell'Università di Foggia, l'IRCCS Ospedale Casa Sollievo della Sofferenza e l’ASL NA1.

Inoltre, “Rotary no-ictus screening program” è stato presentato alla Camera dei Deputati, evento fortemente voluto anche dal senatore Luigi D’Ambrosio Lettieri che ha presentato, con il contributo dell’Associazione ‘G. Dossetti’, il Disegno di Legge, atto n.1573, concernente: “Disposizioni in materia di malattie cardiovascolari per la prevenzione e la cura della fibrillazione atriale e dell’ictus cardioembolico”, assegnato alla 12ª Commissione Igiene e Sanità, in sede referente il 25 novembre 2014.

Il Prof. De Donato ha preso la parola e ha spiegato che la prevenzione dell’ictus consente di salvare moltissime vite umane e risparmiare risorse economiche, giacché il costo sanitario globale per un paziente con ictus è stimato in 60.000 euro e la patologia incide sulla spesa sanitaria annua per 7 miliardi di euro, a cui vanno aggiunti altri 13-14 miliardi di costi per le famiglie, sulle quali la malattia ha un impatto devastante.

Il progetto "No-ictus" promuove - in modo del tutto gratuito per i soggetti che si sottoporranno a questa facile e indolore operazione di screening - una vasta operazione di prevenzione su di una gravissima patologia, fortemente invalidante, se non addirittura mortale. L'indagine si effettua con una semplice ecografia delle carotidi al collo, assolutamente innocua e indolore.

La relazione dell’Illustre Relatore è stato davvero illuminante non solo ai fini della conoscenza medico-scientifica, ma soprattutto per l’esposizione vivace, fortemente erudita e pregna di saldi e forti principi rotariani.

Il Prof. De Donato ha indicato lo scopo comune e la guida necessaria a cui deve sempre tendere il Rotary: essere di esempio, sviluppare progetti tesi al bene, informare e coinvolgere le Istituzioni a cui non ci si deve mai sostituire.

Essere di esempio e di supporto, questo sì!

Molti soci entusiasti per la relazione e per la grande “lezione di Rotary” sono intervenuti per salutare, congratularsi e per fare domande, alle quali il Prof. De Donato ha risposto molto cordialmente e disponibilissimo.

Ha concluso la serata il Nostro Lino Pignataro con riflessioni sul Rotary, i principi fondamentali intesi a guidare i soci nelle loro attività professionali e in quelle condotte al servizio dell’organizzazione, nonché i progetti e le iniziative che i Club intraprendono per migliorare le condizioni di vita all’interno delle loro comunità e in tutto il mondo per promuovere la comprensione e la pace tra i popoli.

 

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09/03/2015 - La prevenzione dell’ictus: "Why Rotary No-ictus screening Program"

Prof. Dott. Gaetano de Donato
Introduce Luigi D’Ambrosio Lettieri

Carmen Russo

 

 

Super User

“Rotary Day: 110 al servizio dell’umanità”

In occasione del 110° anniversario della fondazione del Rotary International i cinque Clubs Metropolitani hanno organizzato lunedì 23 febbraio 2015, presso il Circolo Unione di Bari, una riunione celebrativa impreziosita dalla relazione di altissimo profilo tenuta dal Prof. Riccardo Giorgino, Past Governatore e Presidente dei PDG del Distretto 2120. Antonella Calderazzi, Presidente del Rotary Club Bari, ha salutato tutte le Autorità rotariane, i PDG Ranieri, Volpe, Titta De Tommasi, Mario Greco, Renato Cervini, il Segretario distrettuale Vito Valente, Lino Pignataro, Assistente del Governatore, i Presidenti dei Clubs baresi che sedevano al tavolo del Relatore, i Ragazzi del Rotaract e dell’Interact, tutti i Soci e i numerosi Ospiti intervenuti. La parola è subito passata all’Illustre Relatore che, per carriera professionale e qualità morali di gradissimo livello, è stato sapientemente introdotto e presentato dalla Presidente Calderazzi quale Stella Polare del Sodalizio.

Di seguito viene pubblicato integralmente il testo della relazione del Prof. Giorgino di contenuti elevati e significativi, atti a sottolineare la storia e l’operato di servizio del Rotary in tutto il pianeta.

 

 

“Il Rotary a 110 Anni dalla Nascita: tra idealità e iniziative filantropiche”

Riccardo Giorgino relatore

La ricorrenza dell’anniversario della nascita del Rotary (110 anni dalla fondazione) offre la occasione per un richiamo ai principi che ne sono a fondamento e per rinnovare l’impegno a testimoniarli quotidianamente nella vita.

La conoscenza della sua storia e dei successi conseguiti serve a rinvigorire il nostro entusiasmo e la nostra partecipazione alle attività del Club, del Distretto, del Rotary internazionale nel suo complesso.

°°°°°

Innanzitutto, un preciso riferimento al tempo in cui il Rotary nacque e allo spirito e alle motivazioni per cui ebbe vita.

Nel 1896 Paul Harris iniziò ad esercitare la professione di avvocato a Chicago.

Il momento storico era tra i più delicati: si erano appena spenti i bagliori della guerra di secessione che avevano illuminato sinistramente la storia americana; negli agglomerati urbani e rurali l’uomo viveva al ritmo delle macchine chiuso negli opifici, nelle aziende, nelle fabbriche; i sentimenti venivano sacrificati sull’altare del successo e del benessere; si andava affermando una borghesia assetata di potere. Scopo della vita era emergere, farsi una posizione; l’avere prevaleva sull’essere; quello che contava era il profitto ad ogni costo, anche calpestando i diritti altrui. Una solitudine profonda avvolgeva gli uomini e soffocava tutti gli aneliti dell’anima.

Paul aveva ricevuto in famiglia nel New England, nella valle del Vermont in casa dei nonni, una formazione limpida e rigorosa; forti erano in lui l’amore per la vita e per il prossimo, l’importanza dell’istruzione, il perseguire nobili ideali. Aveva imparato da ragazzo a essere tollerante nei confronti di tutte le fedi religiose e politiche, a non essere troppo critico verso le opinioni degli altri, qualunque esse fossero. Sentiva la solitudine, avvertiva un grande bisogno di amicizia.

Nell’estate del 1900 Paul Harris fu invitato a pranzo da un amico avvocato che abitava a Roger Park, alla periferia di Chicago. Durante una passeggiata pomeridiana entrarono in diversi magazzini e negozi di vario genere e, ad ogni visita, il suo amico lo presentò al proprietario. Rimase molto colpito dal fatto che il suo ospite aveva, tra i commercianti del quartiere, molti amici che chiamava per nome. Egli, invece, con i suoi clienti aveva soltanto rapporti di lavoro, ma non relazioni cordiali stabili; si chiese se non si fosse potuta instaurare anche con loro, o almeno con alcuni di essi, una relazione amichevole duratura.

In lui si fece strada l’idea di uno strumento che confortasse la solitudine e fosse foriero di bene. Perché non creare nella grande Chicago un’associazione che raggruppasse persone di diverse professioni, senza restrizione di fede religiosa o idee politiche, in un assoluto rispetto delle idee altrui? Chi doveva farne parte?

Pensò a un gruppo di uomini di affari legati dall’amicizia che si sarebbero aiutati reciprocamente e pensò anche che a ciascuno sarebbe derivato un particolare vantaggio dal fatto di essere l’unico rappresentante della propria attività commerciale o professionale. Una cosa era certa: tutti dovevano avere la propensione all’amicizia.

Non agì di impulso; passarono mesi e persino anni. Il periodo di gestazione fu di cinque anni.

Alla fine, la sera del 23 febbraio del 1905, organizzò un incontro con tre giovani uomini di affari. Erano presenti i suoi amici: Sylvester Schiele, commerciante di carbone, Gustav E. Loehr, ingegnere minerario, e Hiram E. Shorey, sarto. La riunione si svolse nell’ufficio di Loehr, la stanza 711 dell'Unity Building di Chicago.

La riunione fu vivacizzata dal racconto di esperienze personali. Paul Harris spiegò gli scopi generali del suo progetto: cooperazione reciproca e amicizia informale, come quella che tutti avevano vissuto nei rispettivi villaggi di origine.

Schiele fu eletto primo presidente.

Nacque così, nel 1905 a Chicago, una delle prime organizzazioni di servizio della storia: non per «rappresentare la società dal punto di vista sociale, religioso o razziale», scrive Paul Harris, ma per affermare il grande valore dell’essere insieme, in una Società che tendenzialmente migrava verso l’individualismo, per diffondere elevati standard etici e promuovere la comprensione, la solidarietà, la pace.

Nella seconda riunione fu presentato Harry Rugles, lo stampatore che svolse un ruolo importante nel Club di Chicago; fu sua la proposta che si cantassero gli inni prima della riunione.

Durante il terzo incontro Paul Harris suggerì diversi nomi possibili per il nuovo Club. Il termine Rotary incontrò il favore unanime dal momento che gli incontri si tenevano a rotazione in diversi hotel e ristoranti; e fu adottato.

Il progetto originario del Club prevedeva la rotazione dei luoghi di riunione, della presidenza e perfino dei soci. Questi potevano essere iscritti soltanto per un anno (questa disposizione fu un espediente per assicurare la frequenza; si ritenne che l’interesse per il Club sarebbe rimasto costante se la continua appartenenza fosse stata assicurata dalla reiscrizione). I soci venivano multati di 50 cent per la mancata partecipazione alle riunioni e non venivano prese in considerazione giustificazioni. Il ricavato delle multe servì a pagare tutte le spese di gestione del Club. Fu deciso, altresì, il logo rotariano: una ruota dentata come simbolo dell'attività professionale.

I primi quattro rotariani provenivano da diverse Nazioni, appartenevano a diverse confessioni religiose e rappresentavano diverse professioni. Perché?

L’appartenenza limitata ad un solo rappresentante di ogni mestiere o professione avrebbe contribuito, secondo Paul Harris, a «formare una comunanza congeniale fra gli appartenenti, non avrebbe suscitato gelosie professionali, avrebbe incoraggiato l’assistenza reciproca, stimolato l’orgoglio per la propria occupazione e allargato la propria mente e la solidarietà nei confronti della realtà, dei successi e dei problemi di altre occupazioni».

«Ogni rotariano - diceva - rappresenta un anello di congiunzione tra l’idealismo del Rotary e il suo mestiere o la sua professione». L’appartenenza al Rotary impone, infatti, l’obbligo di farsi portavoce degli ideali e dei principi del Rotary, di diffonderli e farli accettare da tutti coloro che svolgono, al di fuori del Rotary, la stessa professione contribuendo in tal modo a realizzare più alti standard professionali.

Alla fine del 1905 i soci del primo Rotary Club erano diventati 30. Nello stesso anno l'aiuto per le persone meno fortunate venne ritenuto un'importante finalità della vita rotariana. Curiosa è la prima attività benefica intrapresa: la costruzione di un servizio igienico pubblico sulla piazza del municipio di Chicago.

Dopo che il Club di Chicago ebbe raggiunto un notevole sviluppo, all’inizio del terzo anno Paul Harris fu designato alla presidenza. Iniziò il lavoro con tre distinti obiettivi: incrementare la crescita del Club di Chicago, estendere il movimento ad altre città, aggiungere agli obiettivi del Club anche quello del servizio di pubblico interesse.

Tra il 1905 e il 1910 sorsero negli Stati Uniti molti altri Club rotariani.

Fu deciso allora di raggruppare i Club esistenti in un Organismo che non soltanto si sarebbe fatto carico di espandersi ulteriormente, ma avrebbe altresì curato lo scambio di informazioni tra i Club. Ogni Rotary Club adottò le proprie deliberazioni e si stabilì che queste venissero discusse in una Convention finalizzata al rafforzamento dell’Organizzazione e al sostentamento di una Associazione nazionale dei Rotary Club col vincolo del sostegno morale e finanziario.

Il 15 agosto del 1910 ebbe luogo a Chicago il primo Congresso del Rotary; alla fine di tre giorni Paul Harris venne eletto Presidente della nuova Organizzazione e con lui fu eletto un Comitato centrale di nove dirigenti in rappresentanza di altrettanti Club. Paul Harris fu rieletto Presidente nella seconda Convention svoltasi a Portland, nell’Oregon, nel 1911. E anche nel secondo anno di presidenza si dedicò alla espansione piuttosto che alla elaborazione di una filosofia più compiuta del movimento. Nel 1912, alla terza Convention di Duluth nel Minnesota, abbandonò la sua creatura al suo successore; si era reso conto che le energie stavano per esaurirsi. Continuò tuttavia ad occuparsi delle vicende del Rotary, a studiare le possibilità di espansione, a scrivere ogni tanto articoli e a “servire” nel modo più discreto possibile.

Nel 1911 entra, nella definizione del Rotary il termine servire (service) con le sue implicazioni e il suo significato e la definizione viene modificata in “organizzazione di uomini di affari e di professionisti al servizio degli altri”.

Il concetto originario del Rotary è stato in seguito ampliato con una vera e propria formulazione dei suoi ideali e dei suoi obiettivi, ma quello dell’amicizia intima e informale resta l’ elemento vitale della sua struttura.

Questa è la storia del perché e del quando.

Dal 1905 a oggi il Rotary è cresciuto nella sua dimensione e nella sua articolazione.

Nel 1912 nacque il primo Rotary Club al di fuori degli USA a Winnipeg (Manitoba, Canada); seguì nel 1917 l’istituzione di un Fondo di dotazione, precursore della Fondazione Rotary; nel 1922 il nome venne cambiato in Rotary International in quanto si erano costituiti Club Rotary nei cinque Continenti; nel 1933 fu formulata dal Rotariano di Chicago Herbert J. Taylor la “prova delle 4 domande”; nel 1945 la Carta delle Nazioni Unite a San Francisco (California, USA) venne redatta con il contributo di quarantanove Rotariani (i Rotariani sono stati non solo testimoni ma anche, in alcuni casi, protagonisti dei principali eventi della storia!); nel 1962 fu costituito il primo Club Interact a Melbourne (Florida, USA) e nel 1968 il primo Club Rotaract a Charlotte (Carolina del Nord, USA); nel 1989 il Consiglio di Legislazione, in un mondo nel quale le professioni erano quasi esclusivamente riservate agli uomini, aprì il Rotary alle donne (oggi rappresentate per il 19,65% nel Mondo, in Italia per il 13,94%). Dopo il crollo del muro di Berlino e la dissoluzione dell'Unione Sovietica sono stati fondati numerosi Rotary Club nell'Europa orientale e centrale, tra cui il primo Club russo, costituito nel 1990.

La cronologia dell’espansione del Rotary è senz’altro uno dei capitoli più interessanti della sua storia, ma bisogna dire che lo sviluppo dei suoi ideali e delle sue attività è andato di pari passo. I fatti hanno sempre preceduto le parole. Solo dopo che il Rotary aveva reso servizi in un’infinità di forme diverse, la parola “servire” , con tutti i suoi vari significati ed implicazioni, è stata scritta nel piano del Rotary.

Oggi il Rotary è presente in circa 200 paesi e regioni geografiche, i Club sono oltre 34.739 (in Italia 838) e i Distretti 538 raggruppati in 34 Zone. La nostra organizzazione conta oggi 1.216.439 milioni di soci.

Da un gruppo locale, riunitosi nella città di Chicago con scopi di mutua assistenza ed amicizia, il Rotary è ormai diventato un’organizzazione di ampiezza internazionale e di indiscutibile nobiltà di intenti.

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Due i percorsi seguiti dal Rotary fino dalla fondazione: quello delle idealità, cioè dei valori, e quello filantropico.

Lo stile di vita che il Rotary definisce è fondato principalmente su due valori: l’amicizia e l’etica professionale.

L’amicizia è «una forza evangelizzante, la roccia su cui è stato costruito il Rotary - diceva Paul Harris. Non è pensabile che l’amicizia possa trovare limite nei confini di una nazione, di una fede religiosa o di un credo politico; l’amicizia amplia gli orizzonti e rende dolce la vita».

L’amicizia raggiunge il più alto livello nel Rotary quando due persone, accomunate in un’unica causa, generano, insieme, felicità per gli altri. In questo senso “l’io e il tu” si incontrano e diventano un “noi” solidale, unanime e fraterno.

Il Rotary si fonda sui valori della amicizia per realizzare la principale finalità: il servire.

Fin dalla fondazione Paul Harris cercò di affrontare il problema etico. Nel primo numero di The Rotarian scrisse un suo vero e proprio manifesto del rotarianismo, intitolato “Rational Rotarianism” in cui fa chiarezza sulla conflittualità che si era creata tra i soci dei Club per la mescolanza degli affari con le attività civiche e la buona amicizia.

Anche i motti rotariani proposti in quegli anni risentono un po’ di questa conflittualità. He profit most who serves best fu il motto creato da Arthur Frederich Sheldon durante la Convention di Portland (Oregon) del 1911 ad indicare, anche se può sembrare strano, che chi si adopera al meglio al servizio degli altri può trarne il massimo beneficio per sé stesso. Nella stessa Convention, tuttavia, Paul Harris invitò sul palco Frank Collins, presidente del Rotary club di Minneapolis, che propose, tra l’entusiasmo dei presenti, il motto del suo Club Service, not self che diventò poi, con qualche modifica nella Convention del 1950 a Detroit, Service above self.

Il service above self impone, per servire la Società, di improntare la propria attività professionale a un’etica che non privilegi mai l’interesse personale.

«Il Rotary, scriveva ancora Paul Harris, non è una religione, né un surrogato della religione.  È nato dagli impulsi religiosi nella vita moderna, specialmente nel mondo degli affari e nelle relazioni internazionali. Nell’arco della mia vita, le pratiche negli affari sono cambiate e l’influenza del Rotary è stata avvertita in modo particolare in questo campo».

Di qui la finalità di «informare ai principi della più alta rettitudine la pratica degli affari e delle professioni, riconoscere la dignità di ogni occupazione utile e far sì che essa venga esercitata nella maniera più degna quale mezzo per servire la società».

Il to serve deve coniugarsi con l’attenzione al contesto umano e geografico nel quale ciascun Club, e ciascuno di noi, opera. Il servizio alla Comunità e il continuo sforzo di soluzione di problemi irrisolti e sempre più urgenti deve impegnare la vita dei Club e di ciascun rotariano.

Nel Congresso del 1915 a San Francisco, fu adottato un codice di Etiche Deontologiche Professionali; in seguito furono tenuti incontri riguardanti lo sviluppo di standard e di conoscenze basate su tale codice.

Nel 1943 i rotariani ebbero uno strumento che li aiutò a raggiungere gli obiettivi della azione professionale allorchè il Consiglio di Amministrazione del R.I. approvò, il codice etico denominato 4-way test, elemento primario dell’ideale di azione rotariana.

The 4-way test (prova delle quattro domande) fu ideato da Herbert J. Taylor, un rotariano di Chicago (che divenne Presidente del Rotary internazionale nel 1954-55).

La intuizione di Taylor è del 1932 e il testo nella sua formulazione attuale è stato adottato dal Rotary internazionale nel 1943.

- ciò che penso, dico, faccio risponde a verità? (filosofia della trasparenza),

- è giusto per tutte le persone coinvolte? (logica imprenditoriale),

- contribuirà a creare un clima di benevolenza e amicizia? (amicizia),

- sarà utile per tutte le persone coinvolte? (competenza professionale)

Il test non dà risposte; pone domande a ciascuno di noi. La risposta che noi diamo consente di migliorarci continuamente come genitori, come amici, come cittadini se applichiamo il test non solo nelle relazioni professionali ma anche a casa, nella società, nella comunità in cui viviamo. La domanda è se quello che facciamo nella nostra vita di lavoro, quello che diamo nei nostri rapporti con gli altri è tutto quello che è possibile fare o dare con calore umano o non è soltanto pratica di routine.

Da questa configurazione della azione professionale discendono due momenti: quello della “responsabilità” di ciascuno di noi nei confronti della Società e quello della “soggettività sociale” del Rotary, ovvero l’essere noi un unico soggetto che lavora per la Comunità.

Nel corso degli anni (1928, 1954, 1989, 1998, 2004) sono stati proposti numerosi codici etici che a volte hanno creato situazioni di crisi con altre istituzioni (nel 1928 con la Chiesa di Roma che si affiancò al Fascismo nel determinare la chiusura dei Club Rotary in Italia!).

In sostanza, tutti caratterizzano la divisa morale che dovrebbe guidare ogni rotariano: il distintivo che portiamo sul risvolto della nostra giacca non sia tanto quello della appartenenza, ma quello della testimonianza della nostra particolare e specifica attitudine al servizio, individuale e associativo.

L’ideale (rotariano) del servire inteso come motore e propulsore di ogni attività sopravvive per la solidità dei suoi valori: amicizia-solidarietà, etica e responsabilità nella pratica degli affari e delle professioni.

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Il Rotary si è affacciato al XXI secolo con un rinnovato impegno nel far fronte ai bisogni della società.

Fin dalla sua fondazione si è impegnato nella difesa dei diritti dell’uomo (contenuti nella Dichiarazione della Assemblea delle Nazioni Unite del 1948) con progetti che concretizzano la sua vocazione di solidarietà e di attenzione al miglioramento della qualità di vita; e persegue la finalità di contribuire, interpretando il senso della storia, a realizzare la pace e la comprensione tra i Popoli.

I progetti del Rotary internazionale riguardano, da alcuni anni e in maniera prioritaria, l’alfabetizzazione, l’acqua, la fame, la salute. In questi settori i successi sono stati numerosi grazie alla Fondazione Rotary che, sorta nel 1917, si è sviluppata in una delle più possenti istituzioni del mondo intese a promuovere il servizio umanitario e le buone relazioni fra tutte le Nazioni.

La Fondazione Rotary è una Associazione senza fini di lucro. Le somme versate sono utilizzate «….per, e solamente per, scopi filantropici, assistenziali, educativi o altre attività benefiche, progetti o istituzioni del Rotary Internazionale».

In tutti questi anni, attraverso i programmi realizzati soprattutto grazie al Programma 3H (Health, Hungry, Humanity), lanciato negli anni 80 in occasione del settantacinquesimo anniversario del Rotary, sono stati erogati importanti contributi per finanziare progetti destinati a combattere la fame, migliorare la salute, affermare valori umani e sociali; in definitiva, per favorire la pace nel mondo.

Se la concezione del Rotary è una concezione personalistica (in quanto tra i suoi principi di base vi è la considerazione, il rispetto e la valorizzazione della persona) essa è al tempo stesso umanitaria e sociale. In questo senso le finalità del Rotary si concretizzano e si materializzano attraverso la Fondazione, la quale è lo strumento che interpreta il sentimento di amicizia che pervade il credo rotariano e si traduce in solidarietà comune a favore della comunità di cui facciamo parte.

Il 1° luglio 2013 è entrato in vigore per tutti i Distretti il Piano di Visione Futura che ha cambiato radicalmente le modalità che in passato regolavano le attività della Fondazione.

L’adozione di questo piano ha la finalità di esemplificare programmi e procedure, di migliorare l’impiego delle risorse, di trasferire le decisioni a livello locale al fine di favorire una più ampia integrazione partecipativa, di rendere obbligatorie le regole di gestione amministrativa.

Le sovvenzioni della Fondazione Rotary finanziano, su richiesta dei Distretti, programmi educativi (squadre di formazione professionale, borse di studio) e progetti umanitari.

I progetti umanitari coniugano la volontà di servire con la volontà di contribuire alla crescita di una società civile e si collocano in sei aree di intervento (pace e prevenzione/risoluzione dei conflitti, prevenzione e cura delle malattie, acqua e strutture igienico-sanitarie, salute materna e infantile, alfabetizzazione ed educazione di base, sviluppo economico e comunitario).

Il Programma Polioplus è un programma, umanitario, costruito per migliorare la salute e dal 1985 rappresenta il progetto distintivo del Rotary.  È finalizzato alla vaccinazione contro la poliomielite e alla sua eradicazione in tutto il mondo attraverso la “mobilizzazione sociale”: settori pubblici e privati, migliaia di volontari impegnati nella campagna di vaccinazione.

Il Rotary ha iniziato la battaglia contro la poliomielite nel 1985; allora erano 350.000 le persone, soprattutto bambini, che venivano ogni anno colpite dal morbo in 125 Paesi. Il Programma fu definito Polioplus perchè faceva parte di una più vasta strategia delle cure sanitarie elementari EPI (Expanded Program on Immunization) della Organizzazione Mondiale della Sanità aventi lo scopo di migliorare la salute dei bambini e di ridurre la mortalità infantile per malattie prevenibili con la vaccinazione (oltre alla poliomielite, la difterite, la pertosse, etc.).

Il ruolo primario del Rotary è stato, fin dall’inizio, la raccolta di fondi, la sensibilizzazione e la mobilizzazione di volontari.

All’azione del Rotary in questa battaglia si sono aggiunti, a partire dal 1985, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie, la Bill § Melinda Gates Foundation, l’ONU, l’UNICEF, diversi Governi.

Dal 1985 circa 2 miliardi di bambini sono stati vaccinati, con un impegno economico di 1,3 miliardi di dollari e umano di numerose ore di volontariato.

I casi di poliomielite sono diminuiti di oltre il 99%. Vi sono ancora tre Paesi in cui la diffusione del virus della poliomielite non è stato ancora arrestato: Afganistan, Nigeria e Pakistan. Questo 1% è quello più difficile da combattere per una serie di fattori: isolamento geografico, scarse infrastrutture pubbliche, conflitti armati, barriere culturali.

Il Consiglio centrale del R.I. aveva fissato il traguardo del 2005 (anno della ricorrenza del Centenario della Fondazione del Rotary) per immunizzare tutti i fanciulli del mondo e liberarli definitivamente dalla poliomielite. Le previsioni non sono state purtroppo rispettate. Oggi l’impegno per la eradicazione della poliomielite è l’obiettivo filantropico prioritario del Rotary che rappresenta l’elemento catalizzatore della Global Polio Eradication Initiative che mira a eliminare la malattia virale in tutto il mondo entro il 2018. Questa iniziativa è oggi riconosciuta in tutto il mondo come un modello esemplare di cooperazione tra il settore privato e quello pubblico nel perseguimento degli obiettivi umanitari.

Tutti i Paesi trarranno beneficio da un mondo senza poliomielite e saranno davvero al sicuro solo quando questo morbo sarà debellato. Dopo circa trenta anni il traguardo appare ora più vicino. La eradicazione completa della poliomielite dal globo terrestre è una vittoria per la salute (sarà la seconda malattia dopo il vaiolo a essere debellata per sempre).

Per questo il Presidente del Rotary internazionale, Gary C.K. Huang, ci chiama a uno sforzo ulteriore, ci sollecita a un particolare impegno.

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Tutto questo dà significato al nostro essere insieme, è il senso della nostra appartenenza al Rotary.

La nostra partecipazione deve essere, pertanto, una partecipazione responsabile. La responsabilità deve partire da quello che ciascuno di noi fa quotidianamente per coloro che sono più vicini (il prossimo) ma deve, nell’era della globalizzazione, naturalmente rivolgersi anche a chi è lontano, a chi non conosciamo. Tutto quello che noi siamo o possediamo non è solo un privilegio da conservare ma una risorsa da condividere con gli altri.

La grande famiglia rotariana - senza frontiere, senza una cultura unica e fatta di uomini di diverse nazionalità - ha la speranza di realizzare una vita migliore per le nostre famiglie e per i nostri figli, una migliore educazione, migliori condizioni di vita e un mondo in cui tutti potranno nutrirsi.

La povertà rappresenta uno dei maggiori problemi di questa società; non si connota più per la sola mancanza di risorse finanziarie ma per un insieme di condizioni che formano “un gomitolo di pesantezza che avvolge le persone”. «Non possiamo lasciare - ha affermato p. Erny Gillen, presidente di Caritas Europa - che nessuno scivoli nella spirale della povertà e della solitudine: la questione è affidata alla responsabilità della Comunità umana». È affidata, anche attraverso i programmi della Fondazione, a noi rotariani.

E la pace, in sostanza, non potrà regnare fino a che la povertà e la fame non saranno debellate.

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Nel Prologo alla Mia strada verso il Rotary (1948) Paul Harris si pone la domanda: Che cos’è il Rotary? «È più semplice enumerare ciò che il Rotary fa, piuttosto che dire cos’è….. Il Rotary è una forza di integrazione in un mondo dove prevalgono, anche troppo, le forze di disintegrazione. Il Rotary è il microcosmo di un mondo in pace, un modello che le Nazioni dovrebbero seguire».

 

Accendiamo, quindi, la luce del Rotary. Che illumini il percorso fino alla meta: l’intesa e la pace mondiale.

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